Parto cesareo programmato: il mio countdown

Care mom-to-be, ancor prima di rimanere incinta sapevo che avrei dovuto sottopormi ad un parto cesareo programmato, nell’ipotesi di mettere al mondo una creatura, questo perché ho “problemi di salute”.
Niente di preoccupante, solo che tanti anni fa dovetti subìre un’operazione agli occhi (ad un solo, in verità) per un distacco di retina.

Infatti a suo tempo il mio oculista mi disse che un domani fossi rimasta incinta, avrei dovuto optare per fare il parto cesareo programmato.
Lì per lì non ci detti molto peso, avevo infatti solo 20 anni e l’avere un figlio era l’ultimo dei miei pensieri o forse non c’era nemmeno tra i miei pensieri.
Nonostante ciò, ho incamerato questa notizia che è rimasta latente nella mia testolina fino a quando non ho scoperto di aspettare un bambino. Il ricordo delle parole del mio oculista sono riaffiorate a galla quando ho scoperto di essere incinta. Il pensiero di subire un intervento per mettere al mondo mia figlia mi ha in parte terrorizzato.

Parto cesareo programmato: fortuna o sfortuna?

Quando il pensiero di mettere al mondo babyB si è fatto più concreto (ovvero passato il primo trimestre) ho incominciato seriamente a pensare al parto cesareo e ad informarmi sull’ intervento ma soprattutto sul post-intervento, che avevo sentito dire essere il vero lato negativo dell’intera faccenda.

Molte persone a cui ho confidato che avrei dovuto fare il parto cesareo programmato mi avevano detto che sarei stata fortunatissima, perché non avrei sentito il dolore del parto naturale. Tutto vero… Però queste persone non sanno niente del decorso post-parto, dei movimenti che puoi o non puoi fare, del dolore costante che hai per almeno una settimana, del fatto che se ridi, tossisci, oppure usi in qualche modo i tuoi addominali (che, per la cronaca, sono stati tagliati e ricuciti) senti un dolore molto intenso.

Inoltre ricordiamoci che è pur sempre un intervento, con tutti i contro del caso, dall’anestesia alle complicazioni, alle emorragie, che sono eventi molto rari ma che possono pur sempre accadere.

La mia parola d’ordine è stata programmare

La mia personale preparazione al cesareo è stata innanzitutto fisica. Ho cercato di fare attività sportiva fino alla fine (quasi alla fine!) per mantenere il mio tono muscolare e non mettere su troppo peso da smaltire. Nel mio caso, avendo partorito in estate,ho sfruttato tantissimo la piscina. Dopo il parto cesareo programmato sapevo che avrei dovuto aspettare un po’ prima di poter riprendere l’attività fisica. E comunque, una volta che riprendi con gli esercizi, ci devi andare molto piano.

E informarmi!

In ospedale ho seguito la trafila di visite, colloqui ed esami per sottopormi al parto cesareo programmato, che è diversa se partorisci naturalmente. Sono stata informata di come si sarebbe svolto l’intervento, dei medicinali da prendere (prima e dopo), dell’anestesia. Al giorno prestabilito del parto cesareo sono arrivata molto informata. Ho seguito anche una dieta nei tre giorni prima dell’intervento, su consiglio dell’ospedale naturalmente.

Ammetto che non ho realizzato niente di quello che mi sarebbe successo fino al giorno “X”, quando sono entrata in ospedale quella mattina e le infermiere mi sono venute a prendere (in fretta e furia) per prepararmi all’intervento.

Quella giornata è stata un tripudio di emozioni, dall’ansia, alla paura, fino ad arrivare alla gioia infinita quando ci siamo viste per la prima volta. Devo ammettere che, nonostante avessi avuto il tempo per ragionare su quello che sarebbe stato, non si è mai veramente pronti a vivere quella magica realtà.

Voi mamme che dovete fare o che avete fatto un taglio cesareo programmato, come vi siete preparate?

Condividetemi nei commenti la vostra esperienza!

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