Smart working, pandemia e figli

Conciliare smart working e figli ai tempi della pandemia da Covid-19.

La pandemia da Covid-19 è sicuramente uno dei principali problemi a livello globale i cui effetti sono sotto gli occhi di tutti. Questa presa di coscienza, tuttavia, deve essere accompagnata da cambiamenti nel nostro stile di vita e nel nostro modo di pensare. Tutto ciò necessita quindi un’azione comune, ma gli effetti positivi si osserverebbero solo in un futuro (lontano).

Davanti a tutto questo, la frustrazione ha il sopravvento sull’azione e quindi come fare?

Credo che la chiave di tutto sia la RESILIENZA, che peraltro avevo scelto come parola che mi accompagnasse per questo 2020.

E’ necessario coltivare la resilienza, per imparare a resistere nelle situazioni difficili e per renderci conto che possiamo non essere alla mercè di queste catastrofi, ma attraverso l’azione attiva, possiamo fare qualcosa per contrastarle, o quantomeno arginarne gli effetti.

La pandemia che stiamo vivendo oggi, nel 2020, ci ha fatto ripensare a quali siano veramente le nostre priorità e ci sta facendo chiedere che mondo stiamo lasciando ai nostri figli.

I bambini oggi non sono più liberi di fare i bambini, di correre, giocare liberamente con i loro coetanei, di interagire, di socializzare.

Io credo che noi adulti, attraverso il nostro comportamento da cittadini responsabili, gli stiamo insegnando il rispetto delle regole, fondamentale per vivere in una società civile.

Gli stiamo insegnando a trovare il buono e il bello anche in situazioni particolarmente difficile come quella che stiamo vivendo.

Gli stiamo insegnando la resilienza, la capacità di adattarsi e di ripristinare il proprio equilibrio di fronte ad una situazione di difficoltà.

Credo che anche il significato materiale sia molto esplicativo “Capacità di un materiale di assorbire un urto senza rompersi“.

Ci adattiamo a questa nuova realtà lavorando smart

Strettamente associata alla parola pandemia, c’è la parola smart working.

Smart working è senza dubbio una delle parole più pronunciate in questo 2020, insieme alle parole covid-19 e pandemia. Se prima della pandemia gli italiani conoscevano a malapena il significato del “lavoro agile“, ora è entrato d’uso comune.

Di per sè lo smart working, cioè la possibilità di lavorare in altri luoghi che non siano l’ufficio in azienda, ha innumerevoli vantaggi:

  • non sei costretto ad uscire di casa, ma ti basta un PC e una buona connessione internet per essere connesso in ogni parte del mondo
  • risparmi soldi di benzina o abbonamento bus o treno per gli spostamenti
  • idealmente puoi lavorare in pigiama

Però tutti questi vantaggi sono tali quando lo smart working è una scelta e non un’imposizione. Fare smart working spesso però vuol dire anche lavorare più ore del dovuto e soprattutto non c’è uno stacco netto tra casa e lavoro, come invece hai quando esci dall’ufficio e saluti i tuoi colleghi.

E vogliamo parlare del fatto di lavorare da casa con i figli?

Avete presente tutte quelle belle immagini di mamme e di papà che lavorano sorridenti al pc con in braccio i propri figli? Ecco, diciamo che non rappresenta neanche lontanamente la realtà, indipendentemente dall’età del figlio. E trovo che sia molto poco onesto sponsorizzare questo genere di immagine.

Hai una call di lavoro e guardacaso tuo figlio urla “caccaaaa” nel bel mezzo della tua conversazione. E se ne hai solo uno di figlio va anche bene. Non oso immaginare chi ha più figli in età prescolare cosa potrebbe succedere in casa.

E allora ti devi inventare delle attività per tenere occupato tuo figlio, che non comprendano però l’uso di TV o tablet o altro genere di dispositivo elettronico, perchè mica può stare tutto il giorno attaccato a quelle robe, no?!

Nella mia breve ma intensa esperienza di smart worker con figlia a carico, ho trovato qualche piccolo accorgimento per sopravvivere ad una giornata di lavoro in casa, senza uscire troppo di testa.

Ho provato ad allestire una sorta di zona gioco / intrattenimento vicino alla mia postazione di lavoro, ma separata. Per intenderci, nella stessa stanza (nel mio caso il living), ma spazialmente distanti. Questo per tenere distinte le due zone, mantenendo comunque la possibilità di buttare un occhio qua e là ogni tanto. Tralasciando la confusione di giochi e giochini sparsi dappertutto, naturalmente.

Certo, non ti sistema tutta la giornata, ma almeno buona parte sì.

C’è chi maledice il giorno che, causa lockdown, ha iniziato a fare smart working avendo tutta la prole da badare e allo stesso tempo da intrattenere. E allo stesso tempo lavorare.

E c’è chi lo smart working se l’è dovuto inventare, o per meglio dire, reinventarsi, perchè il lavoro a causa della pandemia l’ha perso.

Lo smart working stesso è una forma di resilienza, di fatto ci siamo adattati ad una nuova realtà lavorativa, necessaria per andare a vanti e far andare avanti l’economia.

E voi, volete raccontarmi le vostre esperienze di smart working con i figli in casa?

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