Toxoplasmosi: che cosa, anzi chi è

La toxoplasmosi è una malattia causata dal parassita Toxoplasma gondii, in grado di infettare moltissimi animali (dai mammiferi agli uccelli, dai rettili ai molluschi) e può trasmettersi da un animale all’altro attraverso l’alimentazione con carne contenente cisti del parassita.

La pericolosità della toxoplasmosi durante la gravidanza è la trasmissione dalla madre al feto.

Sintomi e prevenzione

I sintomi principali (quando si manifestano) che si riscontrano riguardano:

  • Ingrossamento dei linfonodi
  • Stanchezza
  • Mal di testa, mal di gola, a volte febbre
  • Ingrossamento di fegato e milza

Chi contrae una toxoplasmosi resta protetto per tutto l’arco della vita da recidive, perché risponde all’infezione con produzione di anticorpi e linfociti specifici.

La principale forma di prevenzione consiste nel preparare e cuocere adeguatamente gli alimenti, avendo alcuni accorgimenti: se si è a contatto con carne cruda, lavarsi accuratamente le mani, cuocere (molto bene!) la carne, infatti la cottura uccide il parassita.

Anche la manipolazione di terre, orti e giardini rappresenta una possibile fonte di contaminazione, dove animali infetti possono aver defecato. Quindi è fondamentale lavarsi molto bene le mani prima di toccare la bocca o la mucosa degli occhi. Lo stesso vale per il consumo di ortaggi e frutta fresca, che dev’essere lavata accuratamente sotto acqua corrente.

Infine, negli ultimi anni si è ridimensionata l’attenzione nei confronti del gatto come portatore della malattia, in particolare se si tratta di un gatto domestico, alimentato con prodotti in scatola e la cui lettiera è cambiata tutti i giorni (le cisti del parassita si schiudono dopo tre giorni a temperatura ambiente e alta umidità). Il vero serbatoio della toxoplasmosi è invece rappresentato dai gatti randagi, che si infettano cacciando uccelli e topi contaminati, e che possono defecare nel terreno rilasciando Toxoplasma anche per diverse settimane.

La toxoplasmosi è rischiosa nel caso in cui venga contratta durante la gravidanza: l’infezione è trasmessa al feto attraverso la placenta, provocando in determinate circostanze malformazioni o addirittura l’aborto o la morte in utero. Le probabilità di trasmissione aumentano man mano che la gravidanza progredisce: i bambini la cui mamma abbia contratto la toxoplasmosi dopo le 16-24 settimane di gestazione appaiono spesso normali alla nascita, anche se opportune indagini strumentali possono mettere in rilievo alcune anomalie. I feti contagiati nelle prime settimane di gravidanza, invece, sono quelli che subiscono le conseguenze più gravi dell’infezione congenita: interruzione spontanea della gravidanza, idrocefalia, lesioni cerebrali che possono provocare ritardo mentale ed epilessia, ridotta capacità visiva che può portare fino alla cecità.

Diagnosi

Poiché la malattia è spesso asintomatica, idealmente sarebbe bene conoscere il proprio stato prima della gravidanza, e cioè sapere se nel proprio siero siano presenti gli anticorpi per la toxoplasmosi. Si tratta di un semplice esame del sangue: chiamato Toxo-test per la presenza/assenza di anticorpi IgM e IgG ovvero le immunoglobuline (Ig) che intervengono nella risposta immunitaria a seguito di una infiammazione.

L’infezione, infatti, induce nel corpo la produzione di immunoglobuline specifiche: nella prima fase della malattia (quella pericolosa per il nascituro) vengono prodotte IgM, successivamente (in una fase meno rischiosa) gli anticorpi prodotti sono di classe IgG. Il Toxo-test permette quindi di verificare l’assenza o la presenza di anticorpi, e, in questo secondo caso, di evidenziare se si è ancora in una fase a rischio o se invece si è considerati protetti. Se prima di rimanere incinta non si sapeva quale potesse essere la nostra condizione, allora il Toxo-test deve essere prontamente eseguito durante la gravidanza, con la prima serie di esami del sangue entro le prime otto settimane di gestazione. Se il test risultasse positivo, vuol dire che si è protetti (si hanno appunto gli IgG) ed il test non deve più essere ripetuto. Nel caso in cui invece si sia “suscettibile”, e quindi non si abbia gli IgG né gli IgM, deve eseguire almeno altri due controlli nel corso della gravidanza, a 20 e 36 settimane, per escludere la possibilità di essersi infettati e che quindi il bambino rischi di contrarre una toxoplasmosi congenita. Spesso però il vostro ginecologo vi prescriverà questo test una volta al mese.

Nel caso in cui il test dia come risultato la presenza di anticorpi IgM, l’infezione in gravidanza è comunque solo sospetta e solo il vostro ginecologo vi aiuterà ad approfondire e risolvere il problema.

Care mamme, non voglio farvi una lezione di biologia, però è bene essere informati sulle cause di una possibile complicanza durante la gravidanza.

Fonti

EPI Centro: il portale dell’epidemiologia per la sanità pubblica

Wikipedia

Leave a Reply

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.